11/07/2011

L'Estate in città

É estate e d’estate fa caldo, la voglia di lavorare è poca e si sente il bisogno di andare in ferie.

Basterebbe riposare di più proprio nelle ore più torride, quelle della “Contr’ora”, quelle in cui anche all’ombra si segnano i 40°; quelle in cui gli unici rumori che si sentono sono le grida strazianti di cicale canterine e la strada è deserta e guardando verso l’orizzonte si intravede il tremolio dell’atmosfera... il sudore evaporato della terra. Quelle che dopo il pranzo ti portano ad un lungo e stralungo, quasi interminabile pomeriggio di lavoro che sfortunatamente termina solo con il tramontare del sole... e quindi alle 21!

D’estate ci si muove il meno possibile per evitare di sudare, o almeno è quello che tutti noi vorremmo, ma poi si finisce con l’iniziare a fare ginnastica al volante fin dalle prime ore del mattino, proseguendo poi con interminabili maratone in ufficio per fare da spola tra la scrivania e il boccione dell’acqua fredda, e vasche comprese di docce al profumo di sudore per raggiungere il baretto sotto l’ufficio dove anche solo per mangiare un toast in pausa pranzo ti fa passare definitivamente la fame.

In estate si inzia a giugno con la fine della scuola a parlare delle vacanze scaglionate, di partenze inteligenti, di città che si svuotano, di traffico che diminuisce, di orari estivi per i mezzi pubblici.... sarà, ma a me resta sempre l’impressione che non cambia niente, che i soliti 45 minuti per fare 8km ed attraversare il centro di Milano rimangono sempre 45 minuti, con l’unica eccezione che bisogna fare più attenzione ai motorini che sfrecciano, le biciclette che passano con il rosso e pedoni al bordo della strada che sembrano rincoglioniti...e lo sono, dal caldo!!!

È per questo che d’estate in ufficio si arriva già stanchi, stremati da notti interminabili passate insonni, stressati da tragitti casa-lavoro infernali, in città che ormai sembrano giungle, dove l’unico comandamento ancora valido è “frega il tuo prossimo, prima che lui lo faccia con te!”.

E poi inzia la soap di “trova un parcheggio”, altro che la pubblicità del “Dove”, me ne servono 3 di bombolette di deodorante!

Finalmente, quando ormai il fisico è esauto e vorremmo tirare giù il sedile e metterci a dormire, ed anche la luce del giorno o i 35° ad aumentare delle 8 del mattino non ci disturbano, arriva il momento di scendere dalla macchina, chiudere eventuali specchietti, ricontrollare se l’auto non è rimasta aperta per caso e buttarsi alla sfrenata conquista di un posto sul primo ascensore...

D’estate ci si copre dietro agli occhiali da sole, e allora mentre aspetti, inizi con aria indifferente a guardarti attorno, vedere con quali persone ti accompagnerai alla salita di un “montacarichi” ormai esausto... Così inizi a farti attrarre dalle persone davanti a te e noti con la solita incredulità che il tizio del terzo piano anche questa mattina, per il terzo giorno consecutivo, indossa la stessa camicia... Oppure la “Barbie” che scende al piano sotto del nostro è incredibilmente perfetta come sempre, con quell’aria da bambola gonfiabile e prima o poi finirà per bucarsi o no?! Poi, ridendo tra sè e sè e cercando tra i vari personaggi che con finta aria indifferente, quasi a dire “uhhh quanta gente... passavo di qui per casooo, mi son detto ‘cià che quasi salgo pure io...”, ci si accorge di essere scrutati a propria volta da uno sconosciuto, che immancabilmente appena ce ne accorgiamo e lo guardiamo, si scompone un attimo e gira subito lo sguardo altrove.... un pò quello che facciamo tutti...

Finalmente il prossimo è il nostro turno, è dopo aver aspettato un’eternità ecco che tutti fieri entriamo, premiamo il nostro piano con un bel sorriso sulle labbra, che inizia a diminuire con l’aumentare della gente e l’ammassarsi delle persone... nessuno ci tiene a rimanere giù, così con un paio di persone praticamente in braccio e schiacciata contro il vetro esterno, finalemnte iniziamo la grande salita.

I primi strattoni arrivano con il primo piano, quando per scastrarci l’uno con l’altro e permettere alle persone di scendere inizia quella che io definisco la “danza del un pò a me, un pò a te”. Non so se avete presente quei passettini un po’ avanti e un pò indietro di persone inbarazzate che non sanno dove mettersi e si sentono nel posto sbagliato al momento sbagliato. E questo è quello che succede per i primi tre piani, dove con la multinazionale che ancora non ho capito in quanti milioni di persone ci lavorano,  decisamente l’ascensore si svuota e i duri proseguono la salita, guardandosi compiaciuti, come a volersi dire : ”Anche oggi ce l’abbiamo fatta!”

Sarà un pò anche per questo che al momento di varcare la porta dell’ufficio mi sento un pò come ad aver già fatto un’altra giornata e che quelle che sto per iniziare è inverità la seconda.... poi la terza, la più difficile e faticosa inzia alle 18.

07/03/2011

Una sera di Marzo

Una sera di marzo per caso ricapito qui nelle mie terre e non posso far altro che perdermi in quelle parole che ho scritto e che fanno male...

Una sera di marzo, non fa altro che farmi tornare il ricordo di quando un anno fa tutto era da poco cominciato... ed ancora io avevo quella capacità di sentirmi grande e importante, quella sensazione di aver capito tutto e soprattutto in quale direzione volessi andare.

Una sera di marzo, mi ritrovo qui, col sole che è appena tramontato a chiedermi cosa è successo, a fare i conti con le ferite da leccarmi, a rialzarmi e rassicurare gli altri, ma per prima me, che è ora di rimboccarsi le mani ed andare avanti.

Una sera di marzo, col profumo della primavera che incombe e l'aria frizzante che mi investe, mi fa ascoltare e vedere sotto una'ltro punto di vista la città... quanto la invidio... la gente, la confusione e tutti corrono chissà dove e sanno sempre dove andare.

Una sera di marzo, ancora una volta da sola, mi apre la mente e la mette in comunicazione direttamente con il cuore... era da tempo che non si confrontavano e ora che si sono ritrovati ne hanno di cose da dirsi. Per esempio, la prima rimprovera all'altro di voler agire sempre a ritmo del suo battito, di non razionalizzare mai ogni cosa e vederla sotto tutti gli aspetti prima di agire o di prendere una decisione. Quell'altro invece gli inveisce contro dicendole di lasciarsi andare qualche volta e di godersi la vita così come viene... è uno spasso sentirli a confronto, vedere uno come riesce ad incolpare l'altro di quello che è successo e viceversa...

Una sera di marzo non basta far finta di essere felice, pensare al passato ed asciugarsi una lacrima per poi rimanere indifferenti al futuro.

Una sera di marzo, quando tutte le parole ti escono senza nemmeno volerlo, quando è come voler parlare con qualcuno e non avere nessuno che ti ascolta, quando sentirsi persi, soli e stanchi non basta, e ci si accorge che si può anche peggiorare, che il fondo non è ancora stato toccato...

Una sera di marzo, che mi ha sempre fatto venire la voglia di evadere, di andare, di correre lontano per poi tornare indietro, l'afferrare per poi allentare, il sentir caldo per poi ricordarsi di quanto faccia freddo.

Una sera di marzo, quando guardando fuori dalla finestra ti rendi conto che il giorno si sta allungando, che forse l'inverno stai per lasciartelo alle spalle, che con un'ora di luce in più non ci guadagni nulla, se non farti i problemi perchè ti sembra di uscire troppo presto dal lavoro quando fuori è ancora chiaro...

 Una sera di marzo, quando per caso guardi l'orologio e dici: "Cazzo, sono già le otto, devo cucinare!"

13/12/2010

1998

Il 1998 è stato per me un anno abbastanza particolare, sono caduta da cavallo spaccandomi il polso e facendomi male alla mandibola, sono diventata maggiorenne, ho finito il liceo, ho fatto affrontato la tanta sofferta maturità, ho preso la patente, ho comprato la mia prima macchina con l’aiuto di papà e dei soldi che da quando ero nata mio nonno ogni tanto mi regalava, mi sono iscritta all’università con tantissimi progetti e sogni di una ragazza della mia età, affrontavo a testa alta la vita.

Non ricordo (o forse ho appositamente rimosso) precisamente quando ci è arrivata la notizia che papà non stava bene e che doveva combattere contro un male incurabile, probabilmente fine 1997. I miei mi hanno fatta crescere in un mondo ovattato dove i buoni vincono sempre e i cattivi vengono sconfitti, dove le cose giuste ti fanno andare in paradiso e le bugie all’inferno, dove non bisgona mai dubitare del prossimo, ma se mai aiutarlo, dove la speranza e l’ottimismo devo essere punti saldi della vita di ogni ragazzo, dove i sogni e la fantisia siano il trampolino di lancio e il punto di partenza di ognuno di noi.

Malattie come il Cancro ed il tumore erano ancora poco conosciute e quasi parole tabù da pronunciare in quegli anni, anche se già iniziavano a farsi strada per diventare “il male del secolo”, io nella mia ignoranza e col sorriso sulle labbra rimasi convinta fino alla fine che tutto si sarebbe sistemato, che non poteva certamente succedere una cosa così brutta che io e le mie sorelle eravamo ancora troppo piccole, che mia madre era troppo giovane per perdere una persona cara e tutte queste stupide convinzioni mi facevano rimanere aggrappata ad un filo di speranza che da lì a nemmeno un anno si spensero definitivamente cambiando per sempre la mia vita.

Il 1998 è anche l’anno in cui persi il mio nonnino, la prima persona cara che mi lasciava, il pezzo di cuore a staccarsi ed a smettere di battere insieme a lui, il primo vuoto incolmabile della mia vita che nessuno più è riuscito a riempire.

In quell’anno nonostante tutto ho comunque continuato a sognare, e fantasticare... ma il giorno del risveglio e nel quale ho iniziato a vivere sarebbe arrivato molto presto

16/11/2010

La mia finestra sul Mondo

E’ stupido lo so, ma come rimanere indifferenti a quello che è successo.  Sono rimasta senza parole per un paio di giorni, ma oggi ho deciso di parlare, il mondo deve sapere.  Si meritano più di un mio pensiero,  credo sia giusto sprecare in loro onore qualche semplice parola... Non è giusto mandarli in prepensionamento (soprattutto non voluto!) come se niente fosse,  liquidare il loro umile servizio e la loro fedeltà per più di 15 anni...  16 per l’esattezza.

È a loro che in questo momento mi rivolgo, loro che che non ci sono più, e che già mi mancano tanto...

Come posso dimenticarli, proprio loro che sono nati per stare con me, giorno dopo giorno mi hanno accompagnato durante verifiche e compiti in classe al liceo, sono rimasti com me nel bel mezzo di una copia dal vero all’Accademia e pure nelle giornate più intense, più stressanti e difficili al lavoro non si sono mai tirati indietro!

Loro che sono stati miei complici all’esame di maturità, loro che hanno letto con me milioni di pagine,  loro che hanno studiato e fatto l’alba per aiutarmi a finire una tavola di architettura... loro che hanno assistito all’esame scritto della patente, loro che sapevano non farmi mai girar la testa...

Loro che con me non si sono mai presi troppo spazio o troppa libertà,  loro che mi hanno sempre fatto mettere a fuoco i veri aspetti della vita, che mi hanno fatto guardare in faccia gli altri per come davvero sono...  

Loro che hanno assistito alla mia digitalizzazione, che sussultavano ogni qualvolta qualcosa faceva storcermi il naso, compresa la tecnologia... loro che erano presenti nei miei viaggi studi, ma mai a feste importanti, cerimonie o quant’altro, loro che non si sono mai fatti fotografare con me e che ora non mi resta niente di loro se non tanti caldi ricordo.

Loro che in tutti questi anni qualche volta ho trattato male prestandogli poca attenzione, trattandoli con superficialità, ma così resistenti da non farsi mai del male se non qualche graffio superficiale, troppe volte li ho laciati cadere per poi subito farli rialzare...

Loro che non mi hanno mai fatto regredire o permesso di peggiorare, loro che mi hanno mantenuto sempre allo stesso livello... loro che hanno sofferto e fatto fatica per me, regalandomi un po’ di benessere.  Loro che mi hanno aiutato a riposare, a non stancarmi...

Loro che appena usciti, tanti anni fa erano all’ultimo grido, ma che oggi dopo tanto tempo ancora si difendevano bene donandomi quel tocco di passato ed originalità che mi hanno sempre contraddistinta.

Loro che non ho mai tradito, loro che hanno sofferto con me, loro che per primi si sono bagnati alle mie lacrime nei momenti peggiori di questi ultimi anni...

Loro che in tutto questo tempo hanno traslocato con me 3 volte, cambiato 4 lavori, 2 uomini... e 1 solo astuccio. Loro che ad ogni visita in cui mi hanno accompagnata, hanno sempre superato alla grande ogni esame... loro che mi hanno affiancato nei migliori anni della mia vita... loro che non hanno mai chiesto indietro niente...

Ebbene, faccio  fatica ad ammettere che è tutta colpa mia, tutto questo non fa altro che causarmi ancor più dolore: sono stata capace di investirli con la macchina e passargli sopra non una, ma ben due volte.

Loro che anche in questa situazione hanno fatto silenzio comportandosi da veri duri, da quelli che si deformano, ma non si spezzano! Quelli che restano sempre tutti d’un pezzo.... Quelli alla quale ho spezzato in mille pezzi il cuore, lasciando a terra solo solo un mucchio di vetrini e una lamiera inanime...

Loro che hanno vissuto per tutta la vita  sentendosi chiamare "gli ugiai"... ma che dentro erano e rimarranno sempre e comunque " 'e 'lend..."

Quel giorno con loro, si sono portati via anche un pezzo di me...   

12/11/2010

Le Estati della vita

Quante parole avrò scritto nella mia vita? Quante pagine riempite, quanti quaderni consumati? Quanti attimi di vita impressi e che non saranno mai dimenticati e poi invece quanti altri ne ho lasciati andare, sono trascorsi per non tornare mai più.

Oggi è lunedì e siamo nella tarda mattinata di una tiepida giornata di fine aprile, questa mattina pioveva, ma ora il cielo si è aperto lasciando intrevedere un pò di sole. Eccoci giunti nuovamente alla fine di aprile, tra pochissimo ci ritroveremo a metà anno... Ecco che ho trent’anni... che insofferenza se penso al tempo passato e alle cose che ho fatto. Mi sembra ieri che ero una ragazzina e mi divertivo a prepararmi la sera per uscire con le mie amiche nelle calde serate d’estate... Cosa ho fatto negli ultimi 15 anni?? Il tempo è passato così infretta che quasi nemmeno me ne sono accorta!

Ieri sistemando un pò ho trovato un mio vecchio diario di 13 anni fa e rileggerlo non ha fatto altro che catapultarmi nell’estate ’97, quando avevo 17 anni... quanti ricordi, quante emozioni, quanti cambiamenti  che ho avuto in questi anni... Ragionavo proprio da ragazzina e credo di averlo fatto fino a poco tempo fa.

Girando le pagine sfogliavo la mia vita che scorreva davanti alla mia mante in quelle righe... episodi che avevo messo da parte, ma che in un attimo sono torate ad accendersi eprender vita, rivivendole dentro di me. La prima cosa che mi salta in mente è che avevo le idee molto confuse, mi accendevo in un attimo infatuandomi alla cieca di ragazzi “impossibili”... ma chi non l’ha fatto? Tutti pensieri ingenui di un’età difficile e critica.

Ero ancora felice in quel periodo, tutto doveva ancora succedere o stava inziando. Io vivevo ancora nel mio bel mondo delle favole, ma da lì a poco avrei inziato a fare i conti con la cruda realtà.

Quanti momenti spensierati, quante lacrime e sofferenze versate inutilmente e senza veri motivi... quanto vorrei poter tornare indietro per rivivere certi momenti con la maturità di ora!

Quanti ricordi di estati ognuno di noi si porta dentro? Magari sono solo ricordi confusi e senza senso, ma poi un piccolo particolare e via... si inizia a fantasticare ad occhi aperti e cominciano a venirci in mente cose che avevamo praticamente rimosso, ma che ora quasi per magia tornano e con loro pure un sacco di nostalgia...

Ricordo la prima bevuta “alla libertà”, durante le vacanze di Pasqua...Quando ogni scusa era un’occasione per brindare. Dove con 2 tazzine da caffè e il lettone di mezzo facevano da scenario ad una triste serata...  Credo che ad uno ad uno, abbiamo bevuto alla salute di tutti quelli che conoscevamo...Siamo riuscite a finirci in due una bottiglia di Vov e una di j.Daniels... e poi alla fine oltre a cercare di camminare dritta senza spaccare niente ho dovuto rimettere tutto a posto, spegnere la luce e mettermi nel letto... Ancora ora non mi spiego come ho fatto a non rompere la vetrinetta quando appoggiandoci sopra le bottiglie sono andata a fondo troppo forte... non capisco come ho fatto a trovare la forza di sentirti lamentare tutta notte e sbattere le mani alla testiera del letto... o ancora chi mi ha dato il coraggio di prendere le lenzuola sporghe ed appoggiarle in un angolo della stanza... Ma soprattutto, il meglio di me che ho tirato fuori il giorno dopo quando avevi lo stomaco bucato, le occhiaie ed un mal di testa incredibile, cercare di convencere la “Pennetta”, che a farti stare male era stata la pizzatta presa da Birilla....

E poi cos’è successo? Ci ritroviamo adesso, dopo quasi 15 anni... la descrizione di un attimo, le convinzioni che cambiano, perchè? Sarebbe bello ricostruire tutte le pagine della propria vita...

10/11/2010

Il CDA

A volte capita di fermarmi a pensare e  tirare un pò le somme sull’andamento di questa piccola società per azioni che ho dentro, indicendo tra me e me un bel CDA (consiglio di amministrazione) dove la presenza è inderogabile, il presidente è la mente, il vice il cuore e l’amministratore delegato o facente funzione il destino. Ordine del giorno il seguente: “Analizzare  il passato guardando al futuro”.

Solitamente le persone normali questa breve analisi sull’andamento la fanno in concomitanza con la fine e l’inizio del nuovo anno, proponendosi un sacco di interessanti aspettative per il nuovo anno che è alle porte e deve incominciare.

Io sicuramente non sono una persona normale, quindi ci arrivo sempre un attimo dopo perchè saranno le feste di Natale, sarà quell’aria di gioiosa e felicità che ci circonda, saranno gli impegni di correre a cercare gli ultimi regali, l’organizzarsi per il cenone, sarà il gelido freddo invernale che mi blocca l’attività celebrale, ma in quei giorni il mio cervello sembra non voler pensare al futuro...proprio non riesco a fare il punto della situazione...è più forte di me, mi viene proprio l’orticaria...

Sono un pò come come gli orientali, mi piace festeggiare il nuovo anno intorno a febbraio, quindi in concomitanza con il mio compleanno, forse perchè non c’è periodo migliore per tirare i remi in barca e pensare al vissuto in direzione del futuro al passare nuovamente dal “Via” con un anno in più.

E quindi,  diamo inizio alla riunione e cominciamo con l’analizzare i dati e procedendo secondo i punti:

 

Punto 1.       Consuntivo anno 2009: Bilancio della situazione.

Ho trent’anni compiuti da poco, nessun figlio, un sacco di errori alle spalle, scelte sbagliate o andate male che pesano e condizionano, un impegno idissolubile sciolto o quasi, uno stato mentale confuso, un mutuo di vent’un anni da pagare, un lavoro di dieci anni liquidato con otto mesi di disoccupazione ed integrato con un contratto a termine di un anno,  una casa da vendere svalutata con la crisi ed acquistata nel boom immobiliare, legami parentali invisibili e nella maggior parte delle ipotesi inesistenti,  una vita sociale interessante, ma clandestina.  

 

Punto 2.    Preventivo anno 2010 : Aspettative ed obiettivi.

Per per il futuro? Un grosso punto di domanda in fronte. Vivo alla giornata preoccupandomi di riuscire ad arrivare a sera possibilmente il meno stanca possibile!

Se qualche anno fa  avessi pensato a me oggi, mi sarei sicuramente vista felice, con un lavoro appagante, ma part-time, con una bella casetta su due piani ed una famiglia sana e divertente... mi sarei vista circondata dai cuoricini e vivendo tra le nuvole tipo famiglia del mulino bianco, dove il sogno continua anche dopo essersi svegliati e si prosegue nella favola.

Ci sono domande? .... anche per quest’anno il Consiglio è sciolto.

02/11/2010

Il tornare...

In questo periodo, in quei pochi momenti di calma che la mia mente ha per riposare, mi sono messa a scrivere qualcosa che immancabilmente ha fatto tanto rumore per niente.

Non ho molto tempo libero e forse le ore non mi bastano mai, ma sto facendo in modo di concretizzare un progetto che mi trascino ormai da un’infinità e proprio mentre ci lavoro poi mi vengono innumerevoli nuove idee ed altrettanta voglia di riuscire a realizzare qualcosa.

Lo sbaglio che faccio è probabilmente di fermarmi a scrivere solo quando non posso proprio farne a meno, solo quando la testa sta esplodendo e le parole fuoriescono a fiumi, riuscendo poi ad afferrarne solo la metà e perdendo il resto.

Sto raccogliendo un pò di informazioni per iniziare a scrivere un nuovo racconto, questa volta qualcosa di speciale davvero, qualcosa che intrappoli il lettore e lo faccia tutt’uno con quello che sta leggendo... certo è difficile in un mondo dove si è visto e sentito molto, ma altrettanto è da raccontare.

Ci sono storie in cui non servono colpi di scena o effetti speciali per intrattenere l’attenzione di qualcuno. A volte basta solo aprirsi ed avere il coraggio di raccontarsi... io ultimamente ho fatto parlare solo il mio cuore, dimenticandomi di tutto quello che potevo offrire agli altri. Per una volta ho pensato esclusivamente a me.

Ho già perso un sacco di tempo e presto tuitto ricominciarà come prima, Le Terre di Giada torneranno ad essere quelle Terre ricche e fiorite di un tempo, dove chi vi entrava vi rimaneva rapito ed incantato trovando di tutto un pò, lasciando nel dimenticatoio questa terra arida, polverosa,  secca e desolata. Un pò come la primavera, che fa germogliare un ramo che è stato secco per troppo tempo durante i mesi freddi...

Torneranno ad esserci rubriche di racconti divertenti e soprattutto interessanti, curiosità e viaggi...  non mancheranno ricette appetitose e gustose..... e perchè no, magari ci sarà anche una rivisitazione dell’impaginazione. A volte i cambiamenti fanno bene!

Ovviamente in tutto questo non sarò da sola, ma supportata da tutti voi che mi siete sempre stati fedeli non abbandonandomi mai e continuando a visitare le mie Terre, sempre più numerosi.

25/10/2010

L'altra faccia della vita...

Che delusione... è come svegliarsi improvisamene tutti sudati nel cuore della notte ed accorgersi di aver fatto un brutto sogno, un pò come rimanere con l'amaro in bocca. Ho già provato questa sensazione di averne abbastanza, di farmi scivolare tutto addosso e di non aver più voglia di discutere, di parlare... Non mi interessa, basta parole, basta punti di vista, basta con stupide mentalità antiche e patetiche. Sono stanca, non si può convivere con qualcosa di così diverso da te, sarebbe un pò come stare in guerra tutti i giorni e sinceramente non è quello che cerco per me. E' in questi momenti che più di ogni altra cosa mi pento di quello che è stato.

Mi era stato detto, ma pensavo che si poteva andare oltre, avevo già tanto, ma ho comunque voluto scoprire l'America e queste ne sono le conseguenze.

Devo riflettere, perchè poi a mente libera ti passa la rabbia e si tende a passare oltre, ma non è giusto, ci si ritroverà comunque anche in futuro a fare i conti con gli stessi problemi. Facendo finta di niente,non si risolvono le situazione, anzi, le si complicano ancora di più.

Non posso credere che sia successo ancora, è difficile da ammettere, ma mi sono sbagliata, non è tutto oro quello che luccica... Perchè complicarsi la vita quando si ha tutto ciò che si desidera? Perchè desiderare sempre di più e non accontentarsi quando tutto va bene ed a volte fin troppo? Perchè non accorgersi prima di quello che si può perdere, ma rendersi conto di quello che ci manca quando non lo si ha più? Perchè desiderare il Mondo, quando il Mondo è già tuoi piedi?