31/05/2011
Pensieri che volano...
Maggio è finito e domani ci ritroviamo ad essere già a metà di questo nuovo anno.
Tra qualche giorno partiranno già i Mondiali e saranno così volati altri quattro anni dagli ultimi.
E' incredibile come scorra veloce il tempo e non ci dia il modo di godere a pieno di tutti gli attimi, di tutti i giorni, di tutte le ore che veloci scorrono.
Ed è così che mi ritrovo nuovamente davanti a questa pagina bianca a scrivere di me.
Quanta vita è trascorsa dall'anno scorso? quante cose sono cambiate? Quanto ho sofferto? Quante persone mi sono rimaste comunque vicino? Quante domande ancora senza risposta?
Sono contenta, felice di dove sono arrivata, anche se in questi mesi ho avuto i miei soliti momenti deboli, ho scalato la salita accompagnata unicamente dalle mie forze e da chi non ha mai tolto i suoi occhi da me, facendomi rialzare quando cadevo, dandomi forza quando ero stanca ed incoraggiandomi quando non sapevo che fare e per paura volevo tornare indietro.
L'anno scorso a quest'ora vivevo alla giornata, pensavo unicamente al presente, mi trovavo in vacanza "pagata" e forzata a causa della crisi ormai da qualche mese e probabilmente visto il bel tempo stavo anche iniziando a prenderci gusto... mi alzavo e quando non avevo corsi di aggiornamento (inutili, ma almeno un impegno fisso nelle lunghe giornate che non passavano mai!), finivo per girare in macchina e macinare chilometri nell'attesa dell'avvenuta. Sola.
Non ricordo di aver avuto al mio fianco persone che non abbiano saputo giudicare, non ricordo di aver avuto al mio fianco persone che mi abbiano voluto bene e perdonato, non ricordo che nessuno si sia mai messo nei miei panni, mi abbia abbracciato e detto di non preoccuparmi, che tutto prima o poi, pian piano si sarebbe aggiustato, ma al contrario devo fare i miei complimenti a tutte quelle persone che hanno saputo puntare bene il dito contro di me ed accusarmi per gli errori che ho fatto, per gli sbagli che ho commesso... come se già da sola non ne fossi capace.
Probabilmente siamo abituati a vedere quello che succede nei film, dove tutti per uno e uno per tutti, dove non importa se hai sbagliato, l'importante è che hai capito quello che hai fatto e che sei felice... Dove saper perdonare è alla portata di tutti, dove al posto di consigliarti che hai bisogno di aiuto, te lo danno e si fanno in quattro per starti vicino. Dove i pregiudizi li lasciano agli stupidi...
Sto bene, sono felice ora, contanta di aver avuto al mio fianco per 10 anni una persona speciale, l'unica che mi abbia mai amata, l'unica che se pur abbia ferito ha saputo capirmi fin dall'inizio, ha saputo perdonarmi, ha saputo accettare le nostre scelte ed ha continuato a starmi vicina se pur avrebbe dovuto odiarmi.
Al resto del Mondo posso dire che è sempre troppo tardi... e che certe situazioni non si possono recuperare perchè la mancanza di gesti o silenzi spezzano quei rapporti che dovrebbero essere indissolubili, che a volte non so se per egoismo o per mancanza di tempo si commettono errori che "un elefante non dimentica mai"...
E' per questo che a volte vorrei gridare al mondo intero che al momento del bisogno, sono spiacente, ma io non rispondo.
07/03/2011
Una sera di Marzo
Una sera di marzo per caso ricapito qui nelle mie terre e non posso far altro che perdermi in quelle parole che ho scritto e che fanno male...
Una sera di marzo, non fa altro che farmi tornare il ricordo di quando un anno fa tutto era da poco cominciato... ed ancora io avevo quella capacità di sentirmi grande e importante, quella sensazione di aver capito tutto e soprattutto in quale direzione volessi andare.
Una sera di marzo, mi ritrovo qui, col sole che è appena tramontato a chiedermi cosa è successo, a fare i conti con le ferite da leccarmi, a rialzarmi e rassicurare gli altri, ma per prima me, che è ora di rimboccarsi le mani ed andare avanti.
Una sera di marzo, col profumo della primavera che incombe e l'aria frizzante che mi investe, mi fa ascoltare e vedere sotto una'ltro punto di vista la città... quanto la invidio... la gente, la confusione e tutti corrono chissà dove e sanno sempre dove andare.
Una sera di marzo, ancora una volta da sola, mi apre la mente e la mette in comunicazione direttamente con il cuore... era da tempo che non si confrontavano e ora che si sono ritrovati ne hanno di cose da dirsi. Per esempio, la prima rimprovera all'altro di voler agire sempre a ritmo del suo battito, di non razionalizzare mai ogni cosa e vederla sotto tutti gli aspetti prima di agire o di prendere una decisione. Quell'altro invece gli inveisce contro dicendole di lasciarsi andare qualche volta e di godersi la vita così come viene... è uno spasso sentirli a confronto, vedere uno come riesce ad incolpare l'altro di quello che è successo e viceversa...
Una sera di marzo non basta far finta di essere felice, pensare al passato ed asciugarsi una lacrima per poi rimanere indifferenti al futuro.
Una sera di marzo, quando tutte le parole ti escono senza nemmeno volerlo, quando è come voler parlare con qualcuno e non avere nessuno che ti ascolta, quando sentirsi persi, soli e stanchi non basta, e ci si accorge che si può anche peggiorare, che il fondo non è ancora stato toccato...
Una sera di marzo, che mi ha sempre fatto venire la voglia di evadere, di andare, di correre lontano per poi tornare indietro, l'afferrare per poi allentare, il sentir caldo per poi ricordarsi di quanto faccia freddo.
Una sera di marzo, quando guardando fuori dalla finestra ti rendi conto che il giorno si sta allungando, che forse l'inverno stai per lasciartelo alle spalle, che con un'ora di luce in più non ci guadagni nulla, se non farti i problemi perchè ti sembra di uscire troppo presto dal lavoro quando fuori è ancora chiaro...
Una sera di marzo, quando per caso guardi l'orologio e dici: "Cazzo, sono già le otto, devo cucinare!"
22/11/2010
Parole, Parole ed ancora Parole...
Quante parole inutili diciamo in una giornata? Quante ne gridiamo, quante ne vomitiamo addosso a chi ci sta vicino, a chi ci vuole bene...E poi, quando davvero ci sarebbe bisogno di parlare non facciamo altro che rimanere zitti... Cosa succede nella nostra mente? Qual è il meccanismo che scatta e ci fa comportare assurdamente.
A volte mi capita di scrivere all’impazzata e premere i tasti come se ci fosse qualcun’altro a dettarmi. Scrivo, scrivo e non mi fermo, non prendo fiato, non faccio pause fino a quando non porto a compimento qualcosa... spesso mi capita di rileggere quello che ho scritto dopo qualche tempo e mi sembra estraneo, quasi fosse impossibile che a scriverlo sia stata io.
Io credo che in quei casi, più che mai, è il mio cuore a parlare... è lui a scegliere cosa dire e come esprimermi, facendo in modo di farmi scoprire di più, di far emergere quella “profondità” che è dentro me e che tanto mi tengo stretta... Colui che riesce a farmi apparire fragile, stanca, delusa... Colui che non pùò fingere, che non può sorridere.
Spesso ci ritroviamo a dover consigliare agli altri come comportarsi, cosa dire... oppure semplicemente a spiegare come ci saremmo comportati noi in determinate situazionì. Ma è davvero così?
Io credo che dall’esterno siamo tutti bravi a parlare, ma alla fine rimaniamo una massa di buoni predicatori e basta. Chi può essere sicuro di quello che dice? Come si fa a sapere per certo come si sta in una determinata situazione o in un particolare stato d’animo?
L’aver passato nella propria vita situazioni simili, sicuramente aiuta a potersi indentificare ed immedesimarsi con chi ci sta vicino... a volte non siamo abbastanza sensibili a capire davvero quanto bisogno ha di noi la persona che ci è di fronte.
Io sono la prima a sbagliare ovviamente, ma non per distrazione e poca forza di volontà. Il mio è più un problema di dimostrare agli altri quello che ho dentro, quindi mi “vendo” come una persona fredda ed irremovibile, quando invece dentro sono un vulcano in esplosione di sensazioni, preoccupazioni ed accorgimenti per gli altri, soffrendo tanto dentro e non esternando le mie limitazioni.
Ed intano fuori un altro acquazzone scende, lavando via tutte le colpe e tutti rimpianti, confondendo la tristezza in un’unica grande sofferenza condivisa. Chissà perchè ho l’impressione che al di là del vetro ci sia un’altra persona affacciata a sentire il rumore dello scroscio infrangersi ovunque e a guardare fuori dalla finestra chi invece il temporale lo vive in prima persona ed è costretto ad imbattersi all’improvviso scappando per ripararsi e per non bagnarsi completamente. Che poi a volte ci si sente bagnati più dentro che fuori...
09:33
Scritto da: giada-13
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| Tag: parole, ricordi, rimpianti, attimi, descrizioni | OKNOtizie |
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