30/09/2011
Fine mattinata, Fine Estate, Fine mese... FINE
Fine mattinata di un fine mese di fine estate...
Solitamente si dice che per ogni fine c'è sempre un inizio, che a differenza di come lo guardi il bicchiere può essere mezzo pieno o mezzo vuoto...
Potrei dilungarmi ne "I casi della vita sono sempre 2", ma andrei avanti per qualche giorno ed in pochi hanno avuto la Pazienza del leone di sorbirseli una decina di anni fa quando in un lontano pomeriggio di dopo liceo, presa alle prese con i soliti deliri di fine estate, iniziai con l'esaminare un caso che mi assillava e nella preoccupazione di venirne a capo mi accorsi pian piano che per ogni cosa c'è sempre un ALTERNATIVA, ad ogni SCELTA ci si ritrova sempre davanti ad un BIVIO... e pertanto a seconda della strada che intraprendiamo possiamo andare avanti o retrocedere al bivio precedente... Proprio come quei libri Game che hanno fatto impazzire la mia generazione e che sinceramente non ne ho mai letto uno... Avevo già la mente contorta abbastanza che comprare un libro di 300 pagine e magari con il: "Bravo, Vai a Pag.120", "Bravo, prosegui fino a pag. 200", finirlo leggendo 3 pagine.
Ora i miei problemi sono altri, i casi che esamino molto più importanti del: "per uscire domani, cosa mi metto? se metto una gonna i casi sono 2..."
Voglio tornare indietro! Quanta nostalgia del passato, quanta voglia di vivere e di spaccare il Mondo, ma per poi accorgersi di essere bloccati in un ufficio per 12 ore al giorno.... Quanti sogni spenti come lampadine da un futuro che non fa sconti...
10:40
Scritto da: giada-13
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13/12/2010
1998
Il 1998 è stato per me un anno abbastanza particolare, sono caduta da cavallo spaccandomi il polso e facendomi male alla mandibola, sono diventata maggiorenne, ho finito il liceo, ho fatto affrontato la tanta sofferta maturità, ho preso la patente, ho comprato la mia prima macchina con l’aiuto di papà e dei soldi che da quando ero nata mio nonno ogni tanto mi regalava, mi sono iscritta all’università con tantissimi progetti e sogni di una ragazza della mia età, affrontavo a testa alta la vita.
Non ricordo (o forse ho appositamente rimosso) precisamente quando ci è arrivata la notizia che papà non stava bene e che doveva combattere contro un male incurabile, probabilmente fine 1997. I miei mi hanno fatta crescere in un mondo ovattato dove i buoni vincono sempre e i cattivi vengono sconfitti, dove le cose giuste ti fanno andare in paradiso e le bugie all’inferno, dove non bisgona mai dubitare del prossimo, ma se mai aiutarlo, dove la speranza e l’ottimismo devo essere punti saldi della vita di ogni ragazzo, dove i sogni e la fantisia siano il trampolino di lancio e il punto di partenza di ognuno di noi.
Malattie come il Cancro ed il tumore erano ancora poco conosciute e quasi parole tabù da pronunciare in quegli anni, anche se già iniziavano a farsi strada per diventare “il male del secolo”, io nella mia ignoranza e col sorriso sulle labbra rimasi convinta fino alla fine che tutto si sarebbe sistemato, che non poteva certamente succedere una cosa così brutta che io e le mie sorelle eravamo ancora troppo piccole, che mia madre era troppo giovane per perdere una persona cara e tutte queste stupide convinzioni mi facevano rimanere aggrappata ad un filo di speranza che da lì a nemmeno un anno si spensero definitivamente cambiando per sempre la mia vita.
Il 1998 è anche l’anno in cui persi il mio nonnino, la prima persona cara che mi lasciava, il pezzo di cuore a staccarsi ed a smettere di battere insieme a lui, il primo vuoto incolmabile della mia vita che nessuno più è riuscito a riempire.
In quell’anno nonostante tutto ho comunque continuato a sognare, e fantasticare... ma il giorno del risveglio e nel quale ho iniziato a vivere sarebbe arrivato molto presto
13:43
Scritto da: giada-13
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03/12/2010
IL VUOTO.
Non è un caso il posto e lo spazio che occupiamo e nel quale ci troviamo.
Prendiamoci qualche minuto e soffermiamoci a pensare un attimo: non possiamo non accorgerci di quante coincidenze, che definiamo e chiamiamo comunemente col nome di DESTINO, ogni giorno ci mettono davanti ad un bivio.
Per strada, in metropolitana, al supermercato, al semaforo, in stazione, su un treno e perfino al bar... veniamo sempre a contatto con altre persone, le stesse che superficialmente sembrano non trasmetterci nulla, a prima vista nemmeno sembrano notarci, ma chi sono veramente? Che lavoro fanno? Quanto guadagnano? Sono FELICI?Un pò come quando tutti si aspettano qualcosa da te, tu ti senti il peso addosso del dover rappresentare a pieno le aspettative degli altri, consquistare il Mondo... ma puntualmente ecco che appare il VUOTO.
Al Vuoto non si comanda... e nemmeno lo si riempie con semplici stupidaggini. Vorrei essere capace di scrivere abbastanza bene da riuscire a fare rumore e nascondermi dietro a paroloni tutt’effetto e niente sostanza... ma a cosa servirebbe?
Oggi sono apatica, così come il tempo... un attimo grigio, poi due gocce di pioggia, all’improvviso uno squarcio di azzurro, pronto a ricoprirsi in un attimo per lasciar posto ad una nuova tonalità di grigio, a due gocce di pioggia e così via...
Sento il tempo passare, lentamente lasciandosi alle spalle interminabili minuti che non torneranno. La mia mente sempre in movimento, ma così velocemente da non permettere nemmeno a me stessa di leggerci dentro, un vortice di idee, di progetti, di impegni, misti a nervosismi, parole e attimi che compongono le scene nella mia testa.
Poi ti arrivava una telefonata e tutto cambia... o peggiora.
17:37
Scritto da: giada-13
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