30/09/2011

Fine mattinata, Fine Estate, Fine mese... FINE

Fine mattinata di un fine mese di fine estate...

Solitamente si dice che per ogni fine c'è sempre un inizio, che a differenza di come lo guardi il bicchiere può essere mezzo pieno o mezzo vuoto...

Potrei dilungarmi ne "I casi della vita sono sempre 2", ma andrei avanti per qualche giorno ed in pochi hanno avuto la Pazienza del leone di sorbirseli una decina di anni fa quando in un lontano pomeriggio di dopo liceo, presa alle prese con i soliti deliri di fine estate, iniziai con l'esaminare un caso che mi assillava e nella preoccupazione di venirne a capo mi accorsi pian piano che per ogni cosa c'è sempre un ALTERNATIVA, ad ogni SCELTA ci si ritrova sempre davanti ad un BIVIO... e pertanto a seconda della strada che intraprendiamo possiamo andare avanti o retrocedere al bivio precedente... Proprio come quei libri Game che hanno fatto impazzire la mia generazione e che sinceramente non ne ho mai letto uno... Avevo già la mente contorta abbastanza che comprare un libro di 300 pagine e magari con il: "Bravo, Vai a Pag.120", "Bravo, prosegui fino a pag. 200", finirlo leggendo 3 pagine.

Ora i miei problemi sono altri, i casi che esamino molto più importanti del: "per uscire domani, cosa mi metto? se metto una gonna i casi sono 2..."

Voglio tornare indietro! Quanta nostalgia del passato, quanta voglia di vivere e di spaccare il Mondo, ma per poi accorgersi di essere bloccati in un ufficio per 12 ore al giorno.... Quanti sogni spenti come lampadine da un futuro che non fa sconti...

29/07/2011

Una boccata d'Afa...

Cosa bisogna fare per combattere il caldo di notte?

Finestre aperte, pale che girano (e non solo quelle!!), pensieri che volano, posizioni più assurde per riuscire a trovare un pezzo di letto fresco e che non bruci...

La stanchezza si sente, gli occhi si chiudono, la maglietta sudata e con la sera iniziano a scendere anche tutti i doloretti che la vecchiaia, anno dopo anno, ci ha regalato.

Non si muove una foglia, non soffia un alito di vento e il caldo mi si appiccica addosso. Ho la bocca secca. Bevo, ma non mi disseto... Non c'è pace per chi come me di notte fa fatica dormire, per chi soffre il caldo, per chi ha troppe cose a cui pensare per riuscire a prendere sonno.

Ho provato a contare le stelle fosforescenti che ho attaccato sul soffito, ho provato a leggere libri interi, ho contato decine di gocce e ingoiato milioni di pillole, ma niente, gli occhi sono sempre sbarrati. La cosa assurda è che non mi viene più sonno nemmeno di giorno!

E così eccomi qui, va a finire che mi ritrovo sempre davanti al mio foglio bianco e il tichettio della tastiera prende forma nel silenzio della notte e tiene svegli anche chi nonostante il caldo riesce a prendere sonno.

Vorrei trovare l'occasione buona per riuscire ad analizzare una volta per tutte la mia testa... fermare per un momento tutto quello che ci gira dentro e tirare fuori ad uno ad uno tutti i pensieri che la affollano, tutte le voci che si susseguono... tutti gli impegni, i problemi, le sensazioni, le emozioni che ne fanno parte e caratterizzano il mio essere.

Non è difficile, basterebbe lasciarsi andare e partire... vedere fin dove si riesce ad arrivare, quali spazi infiniti andare a cercare, in quali viaggi interminabili riuscire a guardare, sentire ed analizzare quello che ho da dire.

Fuori c'è afa, l'aria è pesante ed irrespirabile. La mia vita è cambiata e con lei tutta una serie di situazioni al quale ancora fatico a rendermene conto. Non è tardissimo, ma nemmeno presto, potrebbe essere un giorno come tanti se non per quel susseguirsi di rumori di macchine e motorini che caratterizzano un venerdì sera d'estate,

il buio mi avvolge, la luce dello schermo mi invade e proietta la mia ombra ingicantita sul muro... nello specchio di fronte a me vedo rflessa la mia immagine provata da una settimana di lavoro.... ed il sonno tarda comunque ad arrivare.

Ho pensato che forse se avessi iniziato a scrivere qualcosa, solo il fatto di dovermi concentrare ed incastrare una dietro l'altra un paio di parole sensate, mi sarebbe bastato per farmi andare in catalessi nel giro di una decina di minuti... e invece controllo ogni tanto l'orologio del pc che inesorabile scorre, le mie mani continuano a battere isteriche i tasti senza senso, e di Morfeo ancora nessuna traccia...

Ho la gola arsa, le gambe nude che col sudore si sono incollate alla sedia, fanno una fatica incredibile a staccarsi e affaticano ogni mio movimento... I pensieri girano, quelli non riesco proprio a spegnerli... Come non ripensare all'estate di qualche anno fa, come non lasciare scorrere i ricordi e con loro il film della mia vita... a quest'ora forse mi sarei dovuta trovare e fare i conti con l'ultima notte prima del viaggio di ritorno, quando gli unici pensieri erano quelli di riuscire a non far rompere nulla durante il viaggio, quando tutto era come al solito ed il solito era tutto... Vorrei che ogni goccia di sudore in questo momento fosse una risposta ad ogni mia domanda... Vorrei poter chiudere gli occhi e risvegliarmi tra qualche anno.

11/07/2011

L'Estate in città

É estate e d’estate fa caldo, la voglia di lavorare è poca e si sente il bisogno di andare in ferie.

Basterebbe riposare di più proprio nelle ore più torride, quelle della “Contr’ora”, quelle in cui anche all’ombra si segnano i 40°; quelle in cui gli unici rumori che si sentono sono le grida strazianti di cicale canterine e la strada è deserta e guardando verso l’orizzonte si intravede il tremolio dell’atmosfera... il sudore evaporato della terra. Quelle che dopo il pranzo ti portano ad un lungo e stralungo, quasi interminabile pomeriggio di lavoro che sfortunatamente termina solo con il tramontare del sole... e quindi alle 21!

D’estate ci si muove il meno possibile per evitare di sudare, o almeno è quello che tutti noi vorremmo, ma poi si finisce con l’iniziare a fare ginnastica al volante fin dalle prime ore del mattino, proseguendo poi con interminabili maratone in ufficio per fare da spola tra la scrivania e il boccione dell’acqua fredda, e vasche comprese di docce al profumo di sudore per raggiungere il baretto sotto l’ufficio dove anche solo per mangiare un toast in pausa pranzo ti fa passare definitivamente la fame.

In estate si inzia a giugno con la fine della scuola a parlare delle vacanze scaglionate, di partenze inteligenti, di città che si svuotano, di traffico che diminuisce, di orari estivi per i mezzi pubblici.... sarà, ma a me resta sempre l’impressione che non cambia niente, che i soliti 45 minuti per fare 8km ed attraversare il centro di Milano rimangono sempre 45 minuti, con l’unica eccezione che bisogna fare più attenzione ai motorini che sfrecciano, le biciclette che passano con il rosso e pedoni al bordo della strada che sembrano rincoglioniti...e lo sono, dal caldo!!!

È per questo che d’estate in ufficio si arriva già stanchi, stremati da notti interminabili passate insonni, stressati da tragitti casa-lavoro infernali, in città che ormai sembrano giungle, dove l’unico comandamento ancora valido è “frega il tuo prossimo, prima che lui lo faccia con te!”.

E poi inzia la soap di “trova un parcheggio”, altro che la pubblicità del “Dove”, me ne servono 3 di bombolette di deodorante!

Finalmente, quando ormai il fisico è esauto e vorremmo tirare giù il sedile e metterci a dormire, ed anche la luce del giorno o i 35° ad aumentare delle 8 del mattino non ci disturbano, arriva il momento di scendere dalla macchina, chiudere eventuali specchietti, ricontrollare se l’auto non è rimasta aperta per caso e buttarsi alla sfrenata conquista di un posto sul primo ascensore...

D’estate ci si copre dietro agli occhiali da sole, e allora mentre aspetti, inizi con aria indifferente a guardarti attorno, vedere con quali persone ti accompagnerai alla salita di un “montacarichi” ormai esausto... Così inizi a farti attrarre dalle persone davanti a te e noti con la solita incredulità che il tizio del terzo piano anche questa mattina, per il terzo giorno consecutivo, indossa la stessa camicia... Oppure la “Barbie” che scende al piano sotto del nostro è incredibilmente perfetta come sempre, con quell’aria da bambola gonfiabile e prima o poi finirà per bucarsi o no?! Poi, ridendo tra sè e sè e cercando tra i vari personaggi che con finta aria indifferente, quasi a dire “uhhh quanta gente... passavo di qui per casooo, mi son detto ‘cià che quasi salgo pure io...”, ci si accorge di essere scrutati a propria volta da uno sconosciuto, che immancabilmente appena ce ne accorgiamo e lo guardiamo, si scompone un attimo e gira subito lo sguardo altrove.... un pò quello che facciamo tutti...

Finalmente il prossimo è il nostro turno, è dopo aver aspettato un’eternità ecco che tutti fieri entriamo, premiamo il nostro piano con un bel sorriso sulle labbra, che inizia a diminuire con l’aumentare della gente e l’ammassarsi delle persone... nessuno ci tiene a rimanere giù, così con un paio di persone praticamente in braccio e schiacciata contro il vetro esterno, finalemnte iniziamo la grande salita.

I primi strattoni arrivano con il primo piano, quando per scastrarci l’uno con l’altro e permettere alle persone di scendere inizia quella che io definisco la “danza del un pò a me, un pò a te”. Non so se avete presente quei passettini un po’ avanti e un pò indietro di persone inbarazzate che non sanno dove mettersi e si sentono nel posto sbagliato al momento sbagliato. E questo è quello che succede per i primi tre piani, dove con la multinazionale che ancora non ho capito in quanti milioni di persone ci lavorano,  decisamente l’ascensore si svuota e i duri proseguono la salita, guardandosi compiaciuti, come a volersi dire : ”Anche oggi ce l’abbiamo fatta!”

Sarà un pò anche per questo che al momento di varcare la porta dell’ufficio mi sento un pò come ad aver già fatto un’altra giornata e che quelle che sto per iniziare è inverità la seconda.... poi la terza, la più difficile e faticosa inzia alle 18.

17/06/2011

Dopo la notte...

E’ finalmente arrivata l’estate. O almeno questo è quello che noi pensiamo e ci aspettiamo che sia.

Ho la gola asciutta, fa caldo e la finestra è aperta. Fuori non vedo lo stesso paesaggio di due anni fa, non ci sono più gli stessi odori, gli stessi rumori... nemmeno un cane che abbaia.

Fuori non c’è più una piccola zona industriale di un piccolo paese di campagna della Provincia di Milano. Ora c’è direttamente il traffico, i mezzi pubblici, la confusione della gente che corre qua e la all’impazzata, i clacson di automobilisti infuriati, le sirene delle ambulanze del vicino ospedale... non possiamo sbagliare, quello che ci appare è un pezzo di città.

Fortunatamente il mio ufficio affaccia sul parco di fronte, se dalla mia scrivania mi perdo con lo sguardo e guardo fuori, in lontananza si vedono le montagne ancora innevate, e poi ancora palazzi che spuntano al di là degli alberi e così via.

Oggi è venerdì e nonostante avessi un sacco di cose da fare, ho trovato un pò di tempo per me, per perdermi come al solito nei miei viaggi, alla ricerca chissà poi di cosa.

Mi convinco sempre di più che quelle che scrivo siano solo parole. Semplici accostamenti di frasi che comunque servano a ben poco...

Inizia un nuovo week-end come amano definirlo i colleghi, io ho poco da essere felice o contenta, sono finiti i fine settimana quando a casa ci rimanevo davvero poco, quando avevo sempre un sacco di cose da fare e facevo avanti ed indietro con la macchina... Vorrei tornare ad avere un pò di spensieratezza di quando avevo 19 anni, di quando tutto doveva ancora venire, di quando avevo la consapevolezza che la vita era appena iniziata e che avrei potuto fare tutto quello che volevo; senza limiti, senza confini...

A distanza di anni mi ritrovo ai trenta come appena svegliata da un incubo, a dover fare i conti con tutte le difficoltà che ne susseguono, compresa la paura di richiudere gli occhi e la speranza che passi presto la notte e si inizino a rivedere le prime luci del mattino.

Vorrei per un attimo riuscire a chiudere nuovamente gli occhi e provare quelle strane sensazioni che tutto ciò che si vuole si possa realizzare, che quello che è successo si possa cancellare, che le difficoltà, le incomprensioni, l'indifferenza vengano spazzate in un soffio dalla pazienza del leone.

Vorrei essere un pesciolino rosso in questo momento... nuotare libero e felice nella mia grande vaschetta di acqua pulita, mangiare alla stessa ora tutti i giorni, giocherellare facendo bolle con l'ossigeno, capriole e giri della morte nell'acqua... Vorrei poter credere per un attimo come lui che niente di meglio ci sia fuori dal mio acquario, che niente e nessuno possa mai volermi del male, che i faccioni deformati dal vetro che vedo si divertano a vedermi nuotare... e poi... se pur dovessi avere un compagno e dividere lo spazio, dovrei essere proprio uno sfigato da trovarlo stronzo, ma tanto stronzo da uccidermi.

13/12/2010

1998

Il 1998 è stato per me un anno abbastanza particolare, sono caduta da cavallo spaccandomi il polso e facendomi male alla mandibola, sono diventata maggiorenne, ho finito il liceo, ho fatto affrontato la tanta sofferta maturità, ho preso la patente, ho comprato la mia prima macchina con l’aiuto di papà e dei soldi che da quando ero nata mio nonno ogni tanto mi regalava, mi sono iscritta all’università con tantissimi progetti e sogni di una ragazza della mia età, affrontavo a testa alta la vita.

Non ricordo (o forse ho appositamente rimosso) precisamente quando ci è arrivata la notizia che papà non stava bene e che doveva combattere contro un male incurabile, probabilmente fine 1997. I miei mi hanno fatta crescere in un mondo ovattato dove i buoni vincono sempre e i cattivi vengono sconfitti, dove le cose giuste ti fanno andare in paradiso e le bugie all’inferno, dove non bisgona mai dubitare del prossimo, ma se mai aiutarlo, dove la speranza e l’ottimismo devo essere punti saldi della vita di ogni ragazzo, dove i sogni e la fantisia siano il trampolino di lancio e il punto di partenza di ognuno di noi.

Malattie come il Cancro ed il tumore erano ancora poco conosciute e quasi parole tabù da pronunciare in quegli anni, anche se già iniziavano a farsi strada per diventare “il male del secolo”, io nella mia ignoranza e col sorriso sulle labbra rimasi convinta fino alla fine che tutto si sarebbe sistemato, che non poteva certamente succedere una cosa così brutta che io e le mie sorelle eravamo ancora troppo piccole, che mia madre era troppo giovane per perdere una persona cara e tutte queste stupide convinzioni mi facevano rimanere aggrappata ad un filo di speranza che da lì a nemmeno un anno si spensero definitivamente cambiando per sempre la mia vita.

Il 1998 è anche l’anno in cui persi il mio nonnino, la prima persona cara che mi lasciava, il pezzo di cuore a staccarsi ed a smettere di battere insieme a lui, il primo vuoto incolmabile della mia vita che nessuno più è riuscito a riempire.

In quell’anno nonostante tutto ho comunque continuato a sognare, e fantasticare... ma il giorno del risveglio e nel quale ho iniziato a vivere sarebbe arrivato molto presto

08/12/2010

Quello che il Mondo pensa di ME

Ci sono momenti in cui si è un libro aperto, attimi in cui tutto ciò che ci è dentro viene fuori velocemente e comuncia a riempire il bianco di un foglio. Le parole, le frasi rotolano e come un fiume in piena rompono gli argini e invadono tutto ciò che incontrano sulla loro strada, ogni cosa deve stare al suo passaggio... ogni cosa deve fare i conti successivamente all’onda d’urto e alla devastazione lasciata.

Ci sono giorni, mesi... a volta anche anni, in cui invece non si sente niente e all’interno c’è un vuoto silenzioso e incapace di parlare... in quei periodi mi chiedo cosa scatta dentro ognuno di noi, dove finisce ogni capacità di creare, ogni voglia di costruire qualcosa. Chi e come riesce a mettere a dormire il vulcano in eruzione che abbiamo nella testa.

Ora non mi sento apatica, ma ho passato momenti migliori, attimi in cui tutto ciò che toccavo si trasformava in oro, tutto quello che dicevo veniva preso per parabola...

Chi sono io agli occhi del Mondo? Cosa pensano le persone di me? Ovviamente non che possa interessarmi o condizionare il mio comportamente così come gli altri mi vedano, ma sicuramente può essere un argomento curioso. Simpatico.

Chi mi conosce veramente? A chi ho mai dato la possibilità di scoprire e di leggere il mio IO più privato e personale? A chi ho presentato la parte scherzosa, a chi la seria... e perchè?

Sarebbe bello dare in mano a tutte le persone che mi conoscono un foglietto bianco e una matita e in maniera anonima ovviamente, chiedergli chiudere gli occhi un momento, liberare la mente e poi pensare a me... a quel punto sintetizzare in un unica parola o in poche righe la prima cosa che gli è passata per la testa, descrivendo ciò che meglio mi caratterizza... ciò che io rappresento di me.

 E a tal proposito mi chiedo chi sia più Pazzo,

il Pazzo o il Pazzo che lo segue?

03/12/2010

IL VUOTO.

Non è un caso il posto e lo spazio che occupiamo e nel quale ci troviamo.

Prendiamoci qualche minuto e soffermiamoci a pensare un attimo: non possiamo non accorgerci di quante coincidenze, che definiamo e chiamiamo comunemente col nome di DESTINO, ogni giorno ci mettono davanti ad un bivio.

Per strada, in metropolitana, al supermercato, al semaforo, in stazione, su un treno e perfino al bar... veniamo sempre a contatto con altre persone, le stesse che superficialmente sembrano non trasmetterci nulla, a prima vista nemmeno sembrano notarci, ma chi sono veramente? Che lavoro fanno? Quanto guadagnano? Sono FELICI?Un pò come quando tutti si aspettano qualcosa da te, tu ti senti il peso addosso del dover rappresentare a pieno le aspettative degli altri, consquistare il Mondo... ma puntualmente ecco che appare il VUOTO.

Al Vuoto non si comanda... e nemmeno lo si riempie con semplici stupidaggini. Vorrei essere capace di scrivere abbastanza bene da riuscire a fare rumore e nascondermi dietro a paroloni tutt’effetto e niente sostanza... ma a cosa servirebbe?

Oggi sono apatica, così come il tempo... un attimo grigio, poi due gocce di pioggia, all’improvviso uno squarcio di azzurro, pronto a ricoprirsi in un attimo per lasciar posto ad una nuova tonalità di grigio, a due gocce di pioggia e così via...

Sento il tempo passare, lentamente lasciandosi alle spalle interminabili minuti che non torneranno. La mia mente sempre in movimento, ma così velocemente da non permettere nemmeno a me stessa di leggerci dentro, un vortice di idee, di progetti, di impegni, misti a nervosismi, parole e attimi che compongono le scene nella mia testa.

Poi ti arrivava una telefonata e tutto cambia... o peggiora.